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martedì 4 febbraio 2014

Natale di Gesù



Il libro della classe V elementare



NATALE  DI  GESÙ












Scuola Primaria “Istituto Suore Mantellate”
PISTOIA







"Oggi su di noi splenderà la luce,
perché è nato per noi il Signore"

(dalla Liturgia)





In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto
di tutto ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini
  (Gv 1, 1-4)




Maria fu data in sposa a Giuseppe, di mestiere falegname, che abitava a Nazareth. Maria continuò a dimorare nella sua casa di famiglia per la durata di un anno, perché questo era il tempo richiesto presso gli Ebrei, tra lo sposalizio e l’entrata nella casa dello sposo.
Proprio nella casa familiare ella ricevette l’annuncio dell’Angelo.



dal Vangelo di Luca

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.  L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.  Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.



Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme,  per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.



Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.






C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge.  Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento,  ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».
E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».



Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.



E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.  Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro. 


Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode.


dal Vangelo di Matteo


Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano:  «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.  Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».


Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.  Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.  Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».


Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto,  dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta.
Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.


Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino».


 Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi.



Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno». 



Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.





 La notte è scesa     e brilla la cometa   che ha segnato il cammino.              
Sono davanti a Te, Santo Bambino!             Tu, Re dell’universo,   ci hai insegnato     
che tutte le creature sono uguali,          che le distingue solo la bontà,              tesoro immenso,         dato al povero e al ricco.  Gesù, fa' ch'io sia buono,        che in cuore non abbia che dolcezza.    Fa' che il tuo dono  s'accresca in me ogni giorno           
e intorno lo diffonda,   nel Tuo nome.        
                                                                                                                                               (di Umberto Saba) 

Natale 2013

Scuola Primaria “Istituto Suore Mantellate”

PISTOIA

Classe 5^ a.s. 2013-2014 


domenica 12 gennaio 2014

“Se la Speranza avesse una voce sola”

Veglia natalizia dell'Istituto Suore Mantellate

Il 20 Dicembre scorso gli alunni dell'Istituto Suore Mantellate, assieme ai propri docenti e familiari, si sono ritrovati a San Paolo per la tradizionale veglia natalizia: il tema di quest'anno era la Speranza.
In un momento così diverso dove il mondo intorno a noi sembra urlarci il contrario, dove anche l'ambiente familiare, quello lavorativo e persino quello sociale sono costantemente minacciati nel loro equilibrio da crisi interne ed esterne, pare quasi un paradosso parlare di Speranza. 
Nonostante questo l'intero Istituto si è mosso per organizzare l'evento centrando l'obiettivo di realizzare una veglia anticonvenzionale, ma allo stesso tempo molto profonda.
Gli spunti di riflessione sono stati molti e presentati in diverse forme: dalle letture dei ragazzi del liceo e degli insegnanti ai disegni dei bambini delle elementari e delle medie, il tutto piacevolmente intervallato da canti e danze che ci hanno fatto respirare l'aria natalizia.
Ognuno ha potuto trovare nel tema prescelto e negli interventi un'occasione per pensare alle proprie "speranze" personali, ancora più forti specialmente per me ed i miei compagni di quinta liceo, in procinto di terminare la scuola superiore.
Personalmente ho trovato molto belle e significative alcune frasi tratte dalla Ballata della speranza di David Turoldo che abbiamo letto: “Oh se sperassimo con tutte le cose sperassimo Lui solamente [...]e la terra fosse un solo oceano di speranza e la speranza avesse una voce sola, allora Egli non avrà neppure da dire eccomi, vengo - perché già viene” .
Questo testo ci ha introdotto al tema principale della nostra veglia, facendoci riflettere su come non possa esserci pace senza speranza, speranza in Dio.
Durante la serata tutti i partecipanti hanno quindi  preso consapevolezza del ruolo della speranza e del perché, nonostante essa sia solo una “bambina insignificante” (così la descrive Charles Peguy, in un passo tratto da Il portico del mistero della seconda virtù, significativamente intitolato La Speranza bambina), risulti essere così importante da spingere “avanti ogni cosa, poiché vede quel che non è ancora e che sarà. Ama quel che non è ancora e che sarà. Nel futuro del tempo e dell'eternità”.
La veglia è stata, quindi, un momento particolarmente intenso della vita della nostra scuola in cui tutti insieme abbiamo potuto non solo celebrare l'inizio delle festività natalizie, ma soprattutto confermare l'appartenenza ad una comunità e l'adesione ai valori cristiani che sono il tratto distintivo del nostro Istituto.
Mi piace concludere questo mio personale resoconto della serata, ricordando le significative parole pronunciate da Papa Francesco durante l'omelia a Santa Marta, quando proprio a proposito della speranza ha dichiarato:"Si dice che sia la più umile delle tre virtù, perché si nasconde nella vita. La fede si vede, si sente, si sa cosa è. La carità si fa, si sa cosa è. Ma cosa è la speranza? [...] La speranza non è ottimismo, “è di più”, essa è un’ardente aspettativa  verso la rivelazione del Figlio  di Dio. I primi cristiani la dipingevano come un’ancora e la nostra vita è proprio camminare verso quest’ancora".

Francesco Vettori
V Liceo Scientifico
Istituto Suore Mantellate